martedì 19 ottobre 2010

VerbaManent/2: IL GENERALE MORI "TRATTA X L'EXPO"

Il generale Mario Mori, il 28 settembre 2010 ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee nel processo che lo vede impuato per il reato di favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra, insieme al colonnello Mario Obinu, nelle quali attacca Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex-sindaco mafioso di Palermo: "Ha fatto tutto col photoshop. Singole parole tolte e messe a posto su altri documenti", dice riferendosi agli scritti decisivi messi agli atti. Il 16 ottobre la perizia calligrafica ne ha accertato invece l'originalità. Si tratta delle lettere di don Vito che provano la "trattativa" tra Stato e mafia. Il teorema accusatorio riguarda le responsabilità nella mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995. "Provenzano godeva di una zona franca durante la sua latitanza", racconta Massimo Ciancimino. Il paese, le sue massime istituzioni, avrebbero cercato di negoziare con dei criminali per interrompere la scia di sangue di fatto legittimando la loro esistenza. E la mafia avrebbe presentato una serie di richieste allo stato: il celebre "papello" di Salvatore Riina, le sue condizioni per interrompere le bombe. Cessazione del carcere duro, spostamento di molti detenuti dai carceri di massima sicurezza, revisione del maxiprocesso: lo Stato doveva mollare la presa. Solo così le bombe sarebbero cessate. Terminale di questa connessione fra potere pubblico e criminalità organizzata era Provenzano, alias ingegner lo Verde, che ai tempi in cui Riina non era ancora in galera, ne condivideva la direzione della mafia siciliana, per poi subentrargli. E Vito Ciancimino era la porta d'ingresso del terminale: la persona presso la quale l'allora colonnello Mario Mori e il suo vice Mauro Obinu , Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri, si recarono perchè invitati, appunto, a prendere parte alla trattativa. Non si spiegherebbe, altrimenti, come sia stato possibile per Formigoni nominare il generale Mori e il colonnello Giuseppe De Donno, entrambi sotto processo a Palermo per mafia, quali consulenti esterni del "Comitato per la legalità e la trasparenza delle procedure regionali"- che si occuperebbe di controllare le infiltrazioni mafiose nella macchina appalti, subappalti e commesse per Expo 2015 -, se non per la loro attitudine nel "trattare" con le organizzazioni criminali , quindi per abilità guadagnate sul campo. In effetti occorrevano nomi così per dare lustro ad un Expo che è già guidato dall'illegittimo governatore a vita e dal super-commissario plenipotenziario di Milano, Letizia MorATTILA.


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